"L’onore e la dignità della Russia non ci permettono alcuna apertura per qualsiasi genere di resa”.

(generale Smirnov)

 

STORIA MILITARE DELLA GUERRA RUSSO - GIAPPONESE 1904 - 1905

La guerra Russo-Giapponese del 1904-1905 preannunciò, in modo inquietante, molti aspetti della Prima guerra mondiale, soprattutto riguardo le tecniche e i mezzi con cui i partecipanti si affrontarono. Il carnaio del campo fortificato di Port Arthur fu quindi un semplice antipasto dei campi di battaglia del fronte occidentale. Quella qui presentata è una storia fatta di uomini e metallo, come la dipinse il veterano nipponico Sakurai Tadayoshi in Proiettili Umani, testo sorprendentemente simile al celebre Tempeste d’Acciaio di  Ernst Jünger. Dunque una storia incentrata sulle vicende umane di ufficiali e soldati che dettero la vita per il proprio Paese. Da parte russa si rileva fin dal principio del testo uno stuolo di incompetenti alti ufficiali zaristi, arroganti e presuntuosi, ai cui errori tentarono di opporsi scrupolosi e onesti comandanti sul campo. Uno sguardo particolarmente generoso va attribuito al soldato contadino, vittima indiscussa del sistema militare zarista, che appare eroico e coraggioso in un marasma di sconfitte e umiliazioni. Incontreremo dunque personaggi come il viceré Alekseev e il generale Stessel’, più interessati alla gloria e agli interessi personali che al bene del Paese, ma anche fulgidi esempi di amor patrio come i generali Kondratenko e Keller, il colonnello Tret’jakov e l’ammiraglio Makarov su cui la sventura posò un implacabile mano a soli 36 giorni dalla sua ascesa al comando; mentre in mezzo, tra questi estremi, a cercare di coordinare tale pachidermico esercito, vi era il comandante dell’esercito russo in Manciuria Kuropatkin, generale onesto ma privo di quel pugno di ferro e di un carattere autorevole necessario per guidarne le redini.

Circa 450 pagine, 29 carte militari e oltre 50 immagini.

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Sul versante nipponico vi fu una classe di ufficiali di stampo moderno, ispirati dai precetti morali del bushido e da quelli tattici dell’esercito germanico, vincitore sulla Francia nella guerra del 1870-1871. Assillati dal mito di von Moltke e di Sedan, i generali Ōyama e Kodama – gli artefici delle vittorie terrestri – si rivelarono alla prova dei fatti più preparati dei loro avversari ma privi, in realtà, di fantasia operativa. Tra i comandanti di armata spiccarono i samurai di Satsuma, tra tutti Kuroki che si rivelò una pedina preziosissima nello schieramento nipponico. Non meno interessante e drammatica è la storia dello sfortunato generale Nogi che, colpito dal lutto per la perdita dei propri figli, entrò in uno stato di tremenda depressione, che lo condusse nel 1912 a un celebre suicidio. La marina imperiale nipponica ebbe la fortuna di trovare in Tōgō e nello stratega navale Saneyuki gli artefici delle vittorie in mare, che trassero ispirazione dalle gesta di Nelson e dalla tecnologia britannica.

Il soldato nipponico, come il suo omologo russo, fu eroico ed estremamente coraggioso, ma ben lontano dalle descrizioni di estremo sprezzo del pericolo che la propaganda imperialista del Sol Levante ci ha tramandato. Basti ricordare che durante la battaglia di Port Arthur interi reggimenti si rifiutarono di andare all’assalto per farsi massacrare sotto le ridotte e le barricate zariste. Uno degli obbiettivi di questo testo è quello di gettare un nuovo sguardo su un conflitto oscurato dalle successive guerre mondiali, ma che per un decennio (1904-1914) fu invece considerato il più importante evento militare per uomini, mezzi e strategie impiegate (a Mukden fu combattuta la più grande battaglia, sino ad allora, in termini di spazio e tempo).  Ma il libro non vuole solo ricomporre la storia militare di questo conflitto, e rinnovare i vecchi e stantii testi italiani del XX secolo, ma desidera spingersi ad analizzare i motivi di una vittoria che pur sembrando netta, rimase in realtà in bilico più di quanto sia stato riconosciuto dalla maggior parte degli storici, allungando lo sguardo sulle conseguenze straordinarie che scaturirono dalla Pace di Portsmouth, fino al secondo conflitto mondiale. La pace risultò infatti un infausto compromesso che non accontentò nessuno. Così la guerra, come la pace, ebbero un impatto decisivo nel tracciare le sorti dei due Paesi.

In Russia la guerra fornì una spinta propulsiva che portò alla rivoluzione del 1905, instillando coscienza di sé nelle frange rivoluzionarie più estremiste che si organizzarono e trassero importantissime lezioni che furono poi applicate metodicamente nella ben più decisiva stagione di rivolte del 1917. Destino diverso quello del Giappone che con la firma della pace mutò lentamente le relazioni diplomatiche con i due Paesi che credeva favorevoli – Stati Uniti e Regno Unito – e da cui si sentì invece tradito, comportando un allontanamento e un isolamento politico dettato dalla casta militare che lo portò, nel corso degli anni successivi, a naufragare nella folle scommessa intrapresa a fianco del III Reich e dell’Italia fascista. A livello teorico la guerra Russo-Giapponese fu studiata e analizzata dagli Stati Maggiori delle principali potenze mondiali, ma purtroppo non fu compresa, come non furono intese le conseguenze di una pace probabilmente non ancora matura. La storia è un monito, un urlo troppo spesso inascoltato, a non sottovalutare mai le esperienze del passato, a studiarle e a intenderle nel suo significato più profondo, in tutti gli aspetti, proprio affinché certi tragici errori non si ripetano. Oggi, a differenza di allora, quell’evento ormai lontano, ci appare nitido e ragionevole prodromo agli sconvolgimenti mondiali che ne seguirono. Da qui nasce la necessità di farvi nuova luce proprio per carpirne e riconoscerne gli stretti legami che esso mantiene con la storia – sia militare che politica – degli eventi più importanti del ventesimo secolo.

 

… si mossero in formazione chiusa, in perfetto ordine, sotto le bandiere bianche col sole rosso al centro, guidati dai propri ufficiali che con le katana sguainate indicavano la direzione da seguire. Alla luce opaca del tramonto, le baionette luccicavano di un irreale colore rosso sangue: era uno spettacolo impressionante...

"L'ascesa o la caduta dell'Impero dipendono dal risultato di questa battaglia. Ciascuno compia il proprio dovere con il massimo impegno." (Ammiraglio Togo)
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